Descrizione
In Calabria nei primi anni del 1500, in un periodo di carestia, iniziarono le "rivolte antibaronali”. Numerosi braccianti e coloni scappavano dai centri urbani verso le foreste della Sila. Fra questi c'erano anche spietati assassini e feroci banditi in fuga. In questo contesto storico-politico spicca la figura di Marco Berardi, colui che fu condannato dal Tribunale di Cosenza per sospetta eresia, riuscendo ad evadere dal carcere e sfuggendo al processo riesce a ripararsi nella Sila. Fu il primo passo verso un'attività di fuorilegge, che gli guadagnò il soprannome di «Re Marcone». Marco Berardi praticò il brigantaggio per motivi ideologici, tanto che non esitò nemmeno a colpire gli interessi della sua casata di appartenenza. «Re Marcone» scrisse e divulgò un programma che teorizzava la «distribuzione dei prodotti secondo i bisogni di ciascuno». La sua utopia durò fino al 1563 l'anno in cui tornò a cadere nelle mani dell'Inquisizione che non se lo lasciò più sfuggire. Marco era rimasto con pochi seguaci, fino a quando non restò solo con la sua Giuditta. La sua fine e quella della moglie sono avvolte nel mistero.
Il 14 marzo 2021 è stata inaugurata un'area ubicata all'incrocio tra via Parisi e la Variante di Via Vittorio Veneto nella quale è stato collocato un gruppo scultoreo in legno realizzato dall'artista cellarese Ferdinando Gatto. Mangone ha così reso omaggio al suo illustre concittadino